ACCECATO DALLA LUCE

Con un macigno sulle spalle
sentendomi un po’ più vecchio
io ho fatto un giro sulla giostra
Bruce Springsteen

E’ un attimo scrivere. Stavolta lascio correre, e vediamo cosa salta fuori. E’ tutto pronto. Lo stereo è a palla, dentro c’è l’ultimo disco del vecchio diavolo del New Jersey Bruce Springsteen (Live in Dublin), e diciassette maestri del rumor d’America fra violini, fiati, coro, mandolino, percussioni, banjo e tutto quello che di più acustico vi viene in mente. Anima nera, anima bianca, frontiera, polvere, sogni, dolore e gioia e tutto quello che di più vero può salirvi al cuore.

E’ tutto pronto. Lo schermo si prende le mie parole e le mie parole sono per te, Gianni De Biasi.

Nella mia fantasia, questo è il tuo disco. C’è dentro l’America che mi piace, quella che ha cantato la libertà e gli spazi aperti, gli uomini e le donne in carne e ossa con pochi giri armonici e nessun giro di parole. Quella che si è via via affacciata nelle ballate di Guthrie, nell’energia nera del rock’n’roll e in quella bianca di Elvis, che si è conosciuta con le parole di Dylan e rigenerata nelle corse notturne di Springsteen.
Questo è il tuo disco perché qui si dimostra una volta di più – come ha detto recentemente Massimo Cotto – che il “sogno del rock non è quello di rimanere giovani per sempre, ma quello di rimanere per sempre fedeli a se stessi”. E il suo sogno Springsteen l’ha portato in fondo, fino al folk. Per essere uguale a se stesso senza imitarsi.

Questo è il tuo disco perché sei uomo di radici, ben piantato a terra e che forse anche per questo ha saputo lasciarsi andare. A ripensarci, non era solo questione di non morire, in piazza nell’agosto 2005: passata la tempesta, non era detto che avremmo trovato uomini capaci di portare degnamente in giro quel colore. E si sa, per noi il campo, la palla, lo schema, i giocatori stessi sono solo ciò che serve per mandare avanti la nostra Storia: tu hai avuto il cuore abbastanza grande per farci entrare tutto questo, la testa per capirlo e persino le gambe per salire in bici fino a Superga, qualche settimana fa. Quasi a trovare la forza per tenere assieme i cocci della squadra e salvarla.

Ecco, non era solo questione di non morire, ma anche di vedere cosa saremmo diventati. E tu e la truppa di fedeli che ti ha seguito in granata due anni fa, per tutti noi avete fatto qualcosa di meraviglioso. E d’ora in poi il granata sarà anche il vostro colore.
Come tifoso, come persona che mette passione in tutto quello che fa, voglio ringraziarti per esserti lasciato dolcemente accecare dalla tua. Per averla vissuta, dichiarata e persino sfidata.

Ti lascio alcuni versi di questa vecchia canzone (Blinded by the light, del 1973, rispolverata dal Boss per questo disco) che secondo me ti racconta nel migliore dei modi:

Lui fu solo accecato dalla luce
Libero come il peccato.
Un altro fuggitivo nella notte
Accecato dalla luce…
Mamma mi diceva sempre di non guardare direttamente il sole
Oh ma mamma è proprio lì che c’è il divertimento.

Giancarlo Camolese una volta ha detto che ciò che del Toro lo fa sentire di più in famiglia è il dono della memoria.Io aggiungo che non c’è alcun bivio, come molti dicono, fra ricordare e vivere. Dipende da come vuoi vivere: e noi adesso vogliamo andare avanti, ma in un avanti dove ci sia dentro anche tutto il resto.

Compreso te, il Mister della Storica Rinascita Granata.

Grazie di cuore e buona fortuna. Marco

A cura di
Marco Peroni